Giornale
Normativa06 luglio 2026 5 min di lettura

Durabilità e riparabilità: i nuovi obblighi ESPR per il tessile

L'ESPR impone ai brand di dichiarare nel DPP informazioni precise su durata, manutenzione e riparabilità dei capi: ecco cosa raccogliere dai fornitori e come strutturare i dati.

Il cambio di paradigma: dalla moda usa-e-getta alla durabilità certificata

L'Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), entrato in vigore nel luglio 2024, rappresenta la più ambiziosa riforma europea sulla sostenibilità dei prodotti. Per il settore tessile, significa la fine dell'opacità: ogni capo venduto nell'UE dovrà "raccontare" quanto durerà, come prendersene cura e se potrà essere riparato.

Secondo la Commissione Europea, i prodotti tessili nell'UE hanno una vita media del 36% più breve rispetto a quindici anni fa (European Commission, EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles, 2022). L'ESPR intende invertire questa tendenza obbligando i brand a progettare — e documentare — prodotti più longevi.

Le 8 categorie obbligatorie nel DPP

Il Regolamento delegato sui tessili, attualmente in fase di finalizzazione, definisce i requisiti minimi di informazione. Ecco le categorie principali che dovranno comparire nel Digital Product Passport:

Flusso di raccolta dati durabilità

🧪
Test Lab
Martindale, pilling, solidità colore
🏭
Fornitori Tier 1-2
Schede tecniche, certificati, garanzie
📋
Brand
Aggregazione, validazione, policy ricambi
🔗
DPP
Dati strutturati, accessibili, verificabili

L'indice di riparabilità: come funziona

Sul modello dell'indice di riparabilità francese per l'elettronica, l'ESPR prevede un punteggio da 0 a 10 basato su criteri oggettivi. Per i tessili, i parametri in discussione includono:

  • Documentazione (20%): disponibilità di istruzioni di riparazione chiare
  • Smontabilità (20%): facilità di accesso a cuciture, bottoni, cerniere
  • Disponibilità ricambi (30%): anni di disponibilità e prezzo relativo
  • Prezzo riparazione (30%): costo riparazione vs. costo prodotto nuovo

Secondo ADEME, l'agenzia francese per l'ambiente, un indice di riparabilità visibile aumenta del 12% la propensione dei consumatori a far riparare un prodotto anziché sostituirlo (ADEME, 2023).

Cosa chiedere ai fornitori: la checklist operativa

La sfida principale per i brand è ottenere dati standardizzati da una supply chain frammentata. Ecco le informazioni da richiedere a ogni livello:

Tier 1 (confezionista):

  • Schede tecniche dei componenti (zip, bottoni, elastici)
  • Procedure di riparazione per cuciture principali
  • Dichiarazione disponibilità ricambi (anni)

Tier 2 (tessitore/tintore):

  • Report test Martindale (minimo 20.000 cicli per abbigliamento quotidiano)
  • Certificati solidità colore ISO 105
  • Dati stabilità dimensionale post-lavaggio

Tier 3 (filatore):

  • Composizione fibre con percentuali esatte
  • Certificazioni di origine (per fibre naturali)

La timeline: quando prepararsi

Domande frequenti

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