Green claim ed EmpCo: perché i brand sostenibili devono muoversi nel 2026
No, il passaporto digitale non diventa obbligatorio «prima» se sei un brand etico. Ma dal 27 settembre 2026 i tuoi claim ambientali vanno provati — e il passaporto è quella prova.
- L'obbligo DPP dipende dalla **categoria di prodotto** (tessile) e dal mercato UE, **non** da come il brand si posiziona: la data è la stessa per tutti, intorno alla **metà del 2028**.
- Non esiste un obbligo DPP «anticipato» per i brand etici. Anzi, micro e piccole imprese hanno **esenzioni** da alcuni obblighi ESPR — non un obbligo in più.
- Ciò che scatta prima è la **direttiva EmpCo** (Dir. UE 2024/825), applicabile dal **27 settembre 2026**: i claim ambientali generici vanno **provati**.
- Chi comunica «sostenibile», «riciclato», «green» ha quindi un'esposizione reale **già nel 2026**, con sanzioni fino al **4% del fatturato**.
- Il passaporto digitale — dato strutturato e tracciabile sulla fonte — è uno dei modi più puliti per **portare quella prova**.
Gira una mezza verità comoda: «se sei un brand etico, per te il Digital Product Passport scatta prima». È falso — e crederci è un rischio, non un vantaggio. La verità è più sottile, e per un brand che si vende come sostenibile è anche più urgente: non è il passaporto a partire prima, è un'altra norma. E quella, sì, scatta nel 2026.
Il malinteso da sfatare#
Il DPP non guarda al marketing del brand: guarda al prodotto. L'obbligo nasce dal fatto che immetti un capo tessile nel mercato UE, e si applica nello stesso modo a chi si racconta «etico» e a chi non dice nulla. La scadenza piena è attesa intorno alla metà del 2028, dopo il delegated act specifico per l'abbigliamento (~2027). Per tutti uguale.
Semmai vale il contrario di quanto si sente dire: le micro e piccole imprese godono di esenzioni da alcuni obblighi ESPR (per esempio il divieto di distruzione dell'invenduto). Essere piccoli o virtuosi non anticipa l'obbligo del passaporto: nel migliore dei casi lo alleggerisce su altri fronti.
Cosa scatta davvero nel 2026: EmpCo#
La scadenza che riguarda prima i brand sostenibili è un'altra norma: la direttiva EmpCo — Empowering Consumers for the Green Transition, Dir. (UE) 2024/825 — applicabile dal 27 settembre 2026.
EmpCo vieta i claim ambientali generici — «eco-friendly», «green», «sostenibile», «naturale», «responsabile», «climaticamente neutro» — a meno che tu non li sappia dimostrare, con una certificazione di terza parte riconosciuta o con dati verificabili. Le etichette di sostenibilità sono ammesse solo se basate su schemi di certificazione veri; i claim di neutralità climatica basati solo su compensazione non sono più consentiti.
La sanzione non è simbolica: fino al 4% del fatturato annuo nello Stato membro interessato.
Perché tocca proprio i brand etici (prima degli altri)#
Il meccanismo è semplice: EmpCo colpisce chi fa affermazioni ambientali. Un brand che non comunica nulla sulla sostenibilità ha poco da provare. Un brand che mette «riciclato» in etichetta, «sostenibile» sul sito, «a basso impatto» in vetrina, dal 27 settembre 2026 deve poter sostenere ogni parola.
Detto altrimenti:
Il DPP è uguale per tutti, nel 2028. Ma se ti vendi come sostenibile, EmpCo ti chiede di dimostrarlo già dal 2026.
Per un brand etico, quindi, l'urgenza pratica non è il 2028: è il 2026. Non perché il passaporto sia obbligatorio prima, ma perché serve prima ciò che il passaporto contiene — il dato strutturato e verificabile dietro ai claim.
Il passaporto come prova del claim#
Un Digital Product Passport ben fatto è esattamente la forma di prova che EmpCo richiede: composizione, origine, contenuto riciclato, certificazioni, cura — ognuno con la sua fonte tracciata. Non un PDF di marketing, ma dato strutturato machine-readable, accessibile da un QR sul capo.
È qui che il posizionamento onesto conta: Trama non promette «conformità ESPR» (impossibile prima del delegated act), ma ti porta a essere «DPP-ready» — dati allineati a GS1 e alla bozza ESPR, con la tracciabilità della fonte su ogni valore. Ed è proprio quella tracciabilità a rendere un claim difendibile sotto EmpCo: non «lo diciamo», ma «ecco da dove viene».
Cosa fare adesso, in concreto#
Tre mosse, in ordine, per arrivare al 27 settembre 2026 senza scoprire i claim:
- Mappa i claim che già usi — sito, etichette, schede, vetrina. Ogni «sostenibile», «riciclato», «green» è una promessa che dovrai sostenere.
- Struttura il dato che li sostiene — parti dal file che hai (dal CSV al passaporto): composizione, percentuali di riciclato, origine, certificati. Senza fonte, un claim è scoperto.
- Genera il passaporto — identificativi, QR e JSON-LD allineati allo standard, con la fonte di ogni campo. Il dato che prova il claim oggi è lo stesso che servirà per il DPP nel 2028: lo costruisci una volta sola.
Arrivare preparati non è correre: è strutturare con calma, una collezione alla volta, ciò che comunque servirà. Solo, ai brand etici serve un anno e mezzo prima degli altri.
Domande frequenti
È vero che il DPP è obbligatorio prima per i brand etici?
No. L'obbligo DPP dipende dalla categoria di prodotto (tessile) e dal mercato UE, non dal posizionamento del brand: la data è la stessa per tutti, intorno alla metà del 2028. Ciò che scatta prima, per chi comunica caratteristiche ambientali, è la direttiva EmpCo (27 settembre 2026).
Cos'è esattamente EmpCo?
La direttiva (UE) 2024/825 Empowering Consumers for the Green Transition: dal 27 settembre 2026 vieta i claim ambientali generici non provati, con sanzioni fino al 4% del fatturato. Non riguarda il passaporto in sé, ma il dato che sta dietro ai claim — lo stesso che il passaporto struttura.
Mi riguarda anche se sono un brand piccolo?
Sì. EmpCo si applica a chi comunica caratteristiche ambientali, a prescindere dalla dimensione. Le esenzioni ESPR per micro e piccole imprese riguardano altri obblighi, non la sostanziazione dei claim.
Il passaporto mi mette al riparo da EmpCo?
Non è un timbro di conformità automatico, ma è la prova strutturata che EmpCo chiede: ogni valore (composizione, riciclato, origine) con la sua fonte tracciata. Un claim accompagnato dal dato verificabile è difendibile; un claim «sulla parola» no.
Devo rifare tutto nel 2028 per il DPP?
No: il dato che struttura i tuoi claim oggi è lo stesso che servirà per il passaporto. Versionando lo schema, quando il delegated act è finale rigeneri invece di rifare. Lo costruisci una volta, lo usi due volte.
Genera i passaporti della tua collezione
Dal foglio prodotti a QR conformi, hostati e pronti da stampare.
Inizia ora